Percezione Umoristica e nuova Gestalt

La percezione umoristica come superamento della scomposizione percettiva gestaltista nella gestione Creativa dei Conflitti

La Gestalt Theorie ci ha spiegato come ogni nostro processo percettivo funzioni sulla base del binomio F/S, cioè del rapporto fra Figura e Sfondo quale conditio sine qua non del processo percettivo-conoscitivo.

Tutto ciò che noi percepiamo ai vari livelli della nostra relazione con la realtà, si basa secondo la teoria della Gestalt sulla necessità di porre in Figura, cioè in primo piano, qualcosa che emerge rispetto ad uno Sfondo, concetto che ci porta a sviluppare una bellissima riflessione su quale di questi due aspetti del processo conoscitivo sia dominante rispetto all’altro o se piuttosto esista unicamente una semplice dipendenza relazionale fra i due.

Questo modo di procedere della percezione sembra dunque essere alla base dell’intero nostro modo di organizzare la conoscenza, dovendo necessariamente separare per riconoscere, creando un rapporto relazionale di tipo appunto separativo che ci ricorda i binomi: causa-effetto, premessa-conclusione, prima-dopo, tutti binomi che sono alla base del procedimento logico deduttivo e del nostro modo di scomporre l’esperienza al fine di poterla comprendere.

 

Ma ecco irrompere nella nostra esperienza la “percezione umoristica” basata su una simultanea compresenza di differenze, dove la separazione non ha più luogo lasciando il passo ad un processo di sintesi unificatrice grazie al quale si attiva la conoscenza intuitiva umoristica che prende corpo grazie al cadere della scomposizione percettiva.

Qua la separazione F/S pare non avere più spazio.

Quello che sembra essere stato il processo alla base dello svilupparsi di una consapevole relazione col mondo, permettendo all’essere umano di introdurre nel suo rapporto con l’ambiente il Confine Separativo che ha generato la “Differenza” quale elemento minimo del processo informativo, quel nulla che non è un niente di cui ci ha parlato Gregory Bateson, si annulla nell’istante del processo umoristico, rendendo possibile quella ricongiunzione percettiva che era andata perduta per fini evolutivi.

 

In questo senso sembra essere il recupero di una funzione perduta che permetteva di cogliere la realtà nella sua effettiva complessità, dove l’atto separativo ci appare come un artificio importante, necessario ai fini evolutivi, ma riduttivo a livello della conoscenza.

Una perdita che ha comportato come sua conseguenza l’incapacità di percepire la “meravigliosa compresenza” degli opposti di cui ci ha parlato in un lontano passato il grande Eraclito, quella “bellissima armonia” che rende possibile ottenere la creativa fusione conoscitiva capace di andare al di là delle separazioni contrappositive per accedere ad una realtà composita dove gli opposti possono convivere generando nuove possibilità, nuove visioni e nuova conoscenza.

La realtà che ci circonda è fatta di compresenze  disordinate che noi, inconsapevolmente, dobbiamo scomporre per poter organizzare il nostro  ordinato processo conoscitivo.

 

E’ a mio avviso importante osservare come questa riunificazione percettiva abbia come sua premessa necessaria la dimensione relazionale, dal momento che nella doppia visione bisociativa di cui ci parla Arthur Koestler nel suo “Atto della Creazione”, quello che rende possibile l’abbraccio fusionale delle differenze è appunto la capacità di percepire la Relazione che le collega bisociativamente, producendo nel suo realizzarsi l’effetto creativo di cui ci parla.


Diventa allora interessante collegare questa osservazione con la teoria relazionale di cui ci parla la fisica quantistica che ristruttura completamente il nostro modo di pensare al mondo così come credevamo di conoscerlo: è solamente la dimensione relazionale che dà vita alla conoscenza ed alla riconoscibilità, fuori dalla dimensione relazionale la realtà non esiste, ci dicono i fisici quantistici.

La sedia davanti a me esiste soltanto nel momento in cui entro in relazione con essa, anche se questa affermazione può sembrare assurda o fuori da ogni logica abituale.

 

Ed anche la percezione umoristica in effetti agisce e vive fuori da ogni logica abituale, alla quale siamo abituati, proponendoci una nuova e differente logica in cui gli opposti convivono, dove alla logica separativa o binaria a cui siamo stati abituati dal pensiero aristotelico, subentra una logica inclusiva assolutamente spiazzante che ci permette in primo luogo di capire come ogni aspetto della realtà possa essere percepito in modi diversi sulla base della premessa secondo la quale: “ciò che vedi dipende da come guardi” introducendo così una dimensione fenomenologia del conoscere e del pensare.

 

Chi infatti non ama o non capisce l’umorismo, magari diffidando della sua azione, è mosso dall’inconsapevole timore di perdere il controllo separativo della realtà dove il prima e il dopo, la causa e l’effetto, la premessa e la conseguente spiegazione, costituiscono la garanzia di un procedimento conoscitivo che ci permette di mantenere il “controllo logico” dell’esperienza.

 

Uscire da questo tipo di processo logico separativo e binario, costituisce per queste persone, magari a livello non consapevole, una minaccia alla loro stabilità conoscitiva dominata dalla Retorica del Controllo in cui gli spiazzamenti e le conseguenti dissonanze emozionali sono bandite quali elementi pericolosi da evitare a tutti i costi.

Queste persone infatti vivono ed agiscono la loro esistenza all’insegna non della serietà, come credono, ma della seriosità che diffida profondamente di tutto ciò che può condurci fuori dai nostri impliciti Frames cognitivi, presidiando con intensa rigidità la stabilità delle proprie interpretazioni.

 

Fondamentalmente la Mediazione riconduce i soggetti a cui si rivolge ad un processo interpretativo della situazione conflittuale, basato su un percorso di riunificazione percettiva come quello che ci viene offerto dalla conoscenza umoristica.

Si tratta anche in questo ambito di aiutare a superare la visione separativa generatrice di contrapposizioni a somma zero, accompagnando le parti verso una capacità di sintesi percettiva dove, saper cogliere l’aspetto relazionale degli opposti che assumono il loro significato solamente nella relazione esistente fra loro, significa dare una svolta al confronto introducendo la possibilità di un dialogo fra divergenze che può fare da specchio reciproco nel riuscire a riconoscere la relatività delle posizioni e la possibilità di uscire da un gioco senza fine dominato dalla logica oppositiva, per imboccare l’unica strada percorribile per una gestione efficace e creativa dl un conflitto: il riconoscimento reciproco quale premessa per una vera collaborazione contro il vero avversario che dobbiamo sconfiggere nella gestione di un conflitto e cioè: il problema.

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